TRATTAMENTI EFFICIENTI E PROFESSIONALI

Implantologia e chirurgia ricostruttiva ossea

Implantologia

L’implantologia si occupa della riabilitazione dei denti persi mediante l’utilizzo di impianti cioè delle “piccole viti” in materiale biocompatibile (titanio) che vengono posizionate all’interno dell’osso mascellare o mandibolare, simulando la radice di un dente naturale. Queste radici artificiali possono essere utilizzate come moncone sul quale ricostruire il dente mancante o come pilastri per stabilizzare un ponte o una protesi totale. Gli impianti vengono posizionati con un piccolo intervento chirurgico che si esegue in anestesia locale. La durata del trattamento, in mani esperte, è di 10-15 minuti ed è completamente indolore. Utilizzando inoltre tecniche mininvasive si può limitare notevolmente l’edema postoperatorio.

Nel 95%-97% dei casi gli impianti si integrano perfettamente nell’osso. Questi valori sono in relazione all’esperienza dell’operatore, alle condizioni di salute generale del paziente , alle condizioni ossee locali (qualità-quantità dell’osso) e in ultimo, alla qualità del materiale utilizzato. Presso il nostro centro vengono utilizzati esclusivamente impianti di comprovata validità e saremo lieti di fornirvi la documentazione scientifica a riguardo. L’utilizzo di diverse sistematiche è fondamentale per riuscire a gestire al meglio tutte le condizioni cliniche. Ogni impianto presenta infatti caratteristiche particolari che lo rendono più indicato in una condizione ossea o in una riabilitazione protesica, piuttosto che in un’altra. Da circa 20 anni effettuiamo centinaia di interventi di implantologia all’anno, dai più semplici ai più complessi, garantendo eccellenti standard qualitativi.

Grazie agli impianti evitiamo di compromettere o di devitalizzare i denti naturali sani,  altrimenti utilizzati come pilastri nel classico “ponte protesico”. Ci permettono di eliminare definitivamente la mobilità delle protesi dentarie che, una volta ancorate agli impianti endo ossei, risultano estremamente stabili. Consentono inoltre di ridurre le dimensioni e l’ingombro delle protesi migliorandone dunque l’estetica e la comodità!

Normalmente, eseguito l’intervento, si deveno attendere dai 3 ai 6 mesi affinchè l’impianto si “integri” nell’osso. Dopo questo tempo, previo rilevamento delle impronte dentali, è possibile costruire il dente definitivo che si connetterà all’impianto. Tuttavia, nel caso in cui esistano condizioni favorevoli, la tendenza attuale è quella utilizzare il “carico immediato”(immediate function), cioè di costruire il dente sull’impianto (o una protesi ancorata agli impianti) nella stessa seduta del suo posizionamento. In questo modo il paziente, dopo circa un’ ora di procedura, potrà tornare a casa con il proprio dente (provvisorio). Dopo qualche mese, ad avvenuta osteointegrazione, si procederà alla costruzione del dente definitivo. In determinate condizioni cliniche, si può posizionare l’impianto nella stessa seduta dell’avulsione e connetterlo diretamente al dente provvisorio. In questo modo si semplifica enormemente la procedura e si limita il discomfort postoperatorio. Si parla in questo caso di impianto postestrattivo.

Certo. E’ una metodica chiamata flapless surgery (chirurgia senza lembo). Gli impianti vengono posizionati direttamente, previa preparazione dell’osso, passando attraverso la mucosa e senza allestire un lembo chirurgico (senza bisturi), facendo un semplice “buco” nella mucosa. E’ una tecnica affidabile che riduce moltissimo i tempi chirurgici ed il gonfiore postoperatorio. Di contro, lavorando senza poter visualizzare direttamente le condizioni ossee, necessita di buona esperienza, di una programmazione preoperatoria approfondita oltre che di condizioni ossee ideali. Eseguire impianti flap less quando l’osso non è adeguato significa aumentare il rischio di perdita precoce degli impianti.

L’esecuzione di una tc delle ossa mascellari è sempre indicata prima di sottoporre il paziente ad interventi di implantologia. Questo esame associato all’utilizzo di un programma specifico, permette al chirurgo posizionare virtualmente sul pc gli impianti nelle scansioni radiografiche in base alle condizioni ossee e al risultato protesico che si vuole ottenere. La programmazione ottenuta viene inviata presso l’azienda che prepara una guida implantare (template chirurgico) estremamente preciso che verrà utilizato durante l’intervento. In un certo senso, l’intervento viene programmato ed effettuato prima di eseguirlo sul paziente, virtualmente sul computer. Per questo motivo si parla di chirurgia guidata: la mascherina chirurgica, costruita attraverso le informazioni provenienti dalla tc, “guida” la direzione e la profondità delle frese dell’operatore e permette una chirurgia veloce ed edema postoperatorio ridotto.

Spesso si associa alla chirurgia senza lembo – tc guidata  il carico immediato: la protesi provvisoria, preparata prima dell’intervento, viene subito posizionato in bocca con buon comfort del paziente. In poche ore si può tornare a masticare e a sorridere grazie all’inserimento di protesi dentarie fisse, parziali o totali.

Una visita preliminare con documentazione radiografica è in grado di fornire tutte le informazioni necessarie. La TC (tomografia compiuterizzata) dental scan o cone beam è l’unica indagine diagnostica che fornisce un dato obiettivatile,  permettendo di valutare con precisione la quantità ossea. Quindi, prima di posizionare gli impianti, è sempre bene eseguire una  TC.  Se il vostro osso è adeguato e non ci sono particolari problemi di salute, siete buoni candidati per l’implantologia.

E’ una tecnica usata per riabilitare i pazienti totalmente edentuli che presentano atrofia (assenza) ossea nei settori posteriori dei mascellari. Certamente adatta in particolari casi, recentemente utilizzata, a nostro parere, con troppa disinvoltura, sacrificando denti che possono essere mantenuti. Letteralmente significa “tutto su 4” e prevede la costruzione di una protesi totale superiore o inferiore ancorata a 4 impianti, i primi diritti nella regine anteriore e i restanti 2 inclinati posteriormente sino a 45 °. In questo modo si supera la limitazione di estensione della protesi (protesi più corta) che si avrebbe se gli impianti non fossero posizionati con questa angolazione.

Nei casi in cui il riassorbimento osseo sia grave e non permetta il comune posizionamento degli impianti nelle ossa mascellari, allo scopo di evitare interventi chirurgici ricostruttivi maggiori, si sono recentemente sviluppati e utilizzati gli impianti zigomatici. Sono sostanzialmente degli impianti molto lunghi che vengono posizionati negli zigomi. Consentono di stabilizzare una protesi totale superiore senza ricorrere ad alcuna ricostruzione ossea, utilizzando il solo osso zigomatico come ancoraggio. Con questa tecnica tuttavia il mantenimento di una corretta igiene attorno agli impianti risulta difficile cosi come la costruzione di una protesi di dimensioni ridotte. Inoltre questi impianti devono essere eseguiti da chirurghi esperti poiché errori di progettazione e di esecuzione, possono portare a complicanze anche catastrofiche. 

Inserimento di impianto postestrattivo (nella stessa seduta dell'avulsione)
All on four inferiore e superiore
impianti laterali posizionati nell'osso zigomatico

Implantologia avanzata

Nei casi in cui una ridotta quantità di osso non permetta il posizionamento degli impianti o ne limiti la durata nel tempo,  vengono impiegate tecniche chirurgiche che ricostruiscono il volume osseo adeguato, permettendo il corretto posizionamento degli impianti.

ricostruzione del difetto osseo mediante innesto di osso autologo stabilizzato con miniviti
Rialzo del seno mascellare: lo spazio formato verrà riempito di osso che permetterà il posizionamento degli impianti
Impianti posizionati dopo il rialzo del seno mascellare

L’osso mancante può essere ricostruito utilizzando materiali sostitutivi dell’osso di vario tipo (osso omologo, eterologo e materiali alloplastici di sintesi). Ad oggi il miglior materiale da ricostruzione ossea è ancora rappresentato dall’osso autologo, cioè dall’osso del paziente stesso. Per ricostruzioni ossee a scopo implantologico, visto il limitato volume osseo da ricostruire, solitamente l’osso viene prelevato dalla bocca, in anestesia locale. Per ricostruzioni di maggior entità, l’osso può essere prelevato dalla cresta iliaca e dalla teca cranica. Il tessuto osseo può essere aumentato con tecniche chirurgiche differenti; come sempre, un buon chirurgo dovrebbe conoscerle tutte a fondo per poter indirizzare la scelta dell’una o dell’altra in base al quadro clinico del paziente, senza alcun condizionamento.

La Guided Bone Rigeneration, tecnica “di moda” negli anni 90, utilizza apposite membrane di solito in associazione a materiali riempitivi e sostitutivi dell’osso. Consente di ottenere una buona ricostruzione ossea, tuttavia limitata in quantità. Fornisce una buona predicibilità di risultato soprattutto per ricostruzioni ossee limitate. Per ricostruzioni maggiori, presenta troppi svantaggi rispetto ad altre tecniche chirurgiche (infezioni, ricostruzioni ossee incomplete, aumento tempo di attesa protesico). Questa tecnica viene da noi utilizzata solo in casi selezionati nei quali il deficit osseo risulta di modesta entità.

Con questa tecnica la cresta alveolare, cioè la porzione di osso che dovrà contenere gli impianti, viene divisa sagittalmente; le due metà vengono allontanate sino ad ottenere una espansione ossea in senso trasversale. Questa procedura aumenta in sostanza solo lo spessore dell’osso (incremento trasversale) e dunque può essere utilizzata solo nei casi in cui il deficit osseo sia limitato al piano trasversale. Nelle situazioni in cui il difetto osseo coinvolge anche il piano verticale, si ricorre all’ utilizzo di innesti ossei di apposizione.

L’osso viene prelevato, in frammenti più o meno grandi, e viene fissato con miniviti alla zona da aumentare. Dopo qualche mese, ad avvenuta rigenerazione ossea, potranno essere posizionati gli impianti. Rispetto alle altre tecniche rigenerative  presenta una ottima predicibilità di risultato,  un tempo di attesa ridotto prima della protesizzazione del paziente e ancora, una versatilità eccellente, permettendo la ricostruzione di qualunque tipo di difetto osseo.

In caso di ridotta altezza ossea nei settori posteriori dell’osso mascellare, si utilizza la procedura di rialzo del seno mascellare. Questo piccolo intervento si esegue agevolmente in anestesia locale e, in base alla gravità del difetto da correggere, viene usato “materiale osseo” in quantità variabile.  Consiste nel sollevare la mucosa del seno mascellare in modo da evitarne la perforazione con l’impianto e in maniera da aumentare la quantità di osso disponibile. Non sempre questa procedura richiede l’ utilizzo di osso autologo. Nel caso di deficit modesti possono essere usati riempitivi alloplastici di vario grado, semplici mantenitori di spazio o coagulo ematico. Nel caso di deficit più importanti è indispensabile l’utilizzo di osso autologo da solo o in associazione a materiale alloplastico. Errori di programmazione del tipo di riempitivo oltre che di tecnica di esecuzione della procedura, sono in grado di inficiare la durata degli impianti nel tempo, promettendo una ricostruzione ossea che in realtà non avviene affatto.

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